Non solo Medioevo. La Gipsoteca del Castello di Bari dal cinquantenario dell’Unità d’Italia alla riapertura

Bari Castello svevo

22 dicembre 2011 - 30 marzo 2012 - mostra

 

non solo Medioevo 4
  "Non solo Medioevo La gipsoteca del Castello di Bari dal cinquantenario dell'Unità d'Italia alla riapertura"
               Mostra Bari, Castello svevo, 22 dicembre 2011-30 marzo 2012
                     Volume a cura di Isabella Lapi    Foggia, C. Grenzi, 2011
                                                                                   Ragioni e criteri di una "riapertura"

 Isabella Lapi

"Rispettando come cosa sacra il frammento"

(Angelo Pantaleo, 1912)


Quando, arrivando a Bari nel dicembre dello scorso anno, ho avuto modo di conoscere la gipsoteca del Castello Svevo, apprezzarne il fascino e la ricchezza di contenuti e decidere di costruire su quel materiale, unico nel suo genere, un riallestimento e un'occasione di studio, è stato un tutt'uno. Il fatto poi che tale raccolta di calchi tratti dai più celebri monumenti pugliesi fosse stata realizzata per l'Esposizione Regionale tenutasi a Roma nel 1911, in concomitanza con i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, rappresentava una ulteriore motivazione per proporne la riapertura entro l'odierna e ovunque celebrata ricorrenza del centocinquantenario.Le due grandi sale al piano terreno del Castello Svevo che dal  1949 ospitavano la raccolta, di proprietà della Provincia di Bari ma formalmente affidata dal 1957 alla gestione della Soprintendenza ai Monumenti, erano state chiuse da alcuni anni per opere di adeguamento impiantistico; inoltre il rarefatto allestimento allora in essere, risultato di lavori compiutivi fra gli anni Sessanta e Settanta, aveva lasciato nei depositi una gran quantità di pezzi, di differenti dimensioni e scala di importanza, che è parso subito ineludibile far confluire nella sequenza delle sale espositive, alle quali nel frattempo avevamo aggiunto un terzo ambiente, contiguo ad esse e ben inseribile nel nuovo percorso.

Il fine di una così cospicua movimentazione di opere e di energie, prontamente condiviso e sostenuto con le risorse necessarie dal Soprintendente Salvatore Buonomo, era quello di ricreare nel folto degli elementi scultorei fissati in parete (portali, lunette, mensole, architravi e fregi ‘estratti' da strutture in elevato) e nella presenza di capitelli e sculture disposti longitudinalmente all'asse delle sale, non solo una riproposizione per analogia dell'interno del Padiglione del 1911 e dell'accostamento "estetico" di oggetti volutovi dal progettista Angelo Pantaleo, ma più in generale quella suggestione a metà fra antiquarium e bosco sacro dell'arte (i pezzi romani erano ben 356!) che il viaggio incantato in una gipsoteca deve ancor oggi saper offrire. Aggiungendovi una distribuzione per raggruppamenti territoriali - Terra di Bari nella prima sala, Terra d'Otranto e Capitanata nella seconda, calchi non ‘medievali' nella terza - che agevolasse la valenza didattica dell'insieme, imprescindibile anch'essa per una gipsoteca.

Unitamente al progetto generale di ordinamento museale, elaborato con l'ausilio dei tecnici della Direzione Regionale Francesco Longobardi e Marisa Milella - che si è poi concretizzato nelle scelte museografiche dei ‘titolari' del Castello Annamaria Lorusso e Giuseppe Teseo, e nel restauro dei calchi condotto sia dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Puglia che dall'impresa appaltatrice -l'idea era quella di accompagnare la riapertura della gipsoteca con nuovi studi, mirati a integrare le conoscenze funzionali al riallestimento, e con un nucleo espositivo che attraverso opere d'arte, documenti d'archivio, fotografie e proiezioni, illustrasse il clima culturale e dunque le ragioni che avevano guidato il Comitato regionale alla realizzazione di un siffatto padiglione e alla scelta di una particolare tipologia di oggetti esposti, entrambe volte a offrire della Puglia, pur nella cronologia dei modelli compresa fra l'età tardo antica e il XVII secolo, un'immagine prevalentemente di Medioevo.

L'orientamento del Pantaleo, vero e proprio art director dell'intera operazione, nonostante la finalità dichiarata nel catalogo dell'Esposizione di mostrare "l'evoluzione stilistica e di tecnica dell'arte pugliese"2, sembrava piuttosto quello di voler esibire in un colpo solo, nello sfrenato incastro di ‘motivi' scultorei e decorativi in massima parte romanici sia nel contenitore che nel contenuto, una koinè interpretativa delle radici culturali della regione, compresa fra il trionfo del romanico e l'età normanno sveva, sulla scorta della quale si legittimavano, in bilico fra storicismo e gusto del revival, ricomposizioni ed espunzioni nel campo del restauro, di cui lo stesso Pantaleo era ormai divenuto, dopo l'apprezzato intervento sulla Cattedrale di Bari, protagonista indiscusso; prova di questa precisa volontà era il fatto che alla presentazione della restante storia artistica regionale fossero riservati soltanto una trentina di calchi ‘moderni' - fra Rinascimento e età barocca - e altrettanti calchi archeologici, fra cui la monumentale testa del colosso di Barletta.

Anche se il peso di quella motivazione culturale si è ridimensionato, grazie all'importante carteggio rinvenuto da Clara Gelao, nella realtà di un padiglione pugliese messo su in tutta fretta per non perdere la grande occasione, in sostituzione di un primitivo progetto tutto dedicato a Castel del Monte, nondimeno, dentro e attraverso quel padiglione, e di conseguenza dentro e attraverso l'odierna gipsoteca, i numerosi studiosi coinvolti hanno saputo offrire, con corale partecipazione, una rilettura a tutto campo sul valore dell'episodio storico e sulle premesse europee della moderna presentazione dei materiali; sostanziata dal ricco e in parte inedito materiale fotografico messo a disposizione dall'Istituto Centrale del Catalogo e della Documentazione e da quello documentario rinvenuto da Maria Carolina Nardella e Anita Guarnieri presso l'Archivio Pantaleo.

Si è quindi man mano delineato, mentre proseguiva l'attento ‘riordino' architettonico e illuminotecnico degli ambienti da parte di Giuseppe Teseo, un percorso critico a doppio binario, i cui risultati convergono oggi nella riapertura al pubblico delle sale, nel presente volume, nel materiale fotografico e cinematografico che rimarrà come dotazione stabile del percorso museale: da un lato l'esposizione pugliese, con il suo prima (la nascita e il ruolo delle gipsoteche in Europa, attraverso i contributi di Marisa Milella, Ginevra Utari, Francesco Longobardi) e il suo dopo (il racconto iconografico dei calchi narrato da Margherita Pasquale), dall'altro il suo contorno, anch'esso con il suo prima (una riflessione di Carlo Sisi su Francesco Netti e di Antonella Simonetti sul soggetto medievale nei sipari) e il suo dopo (la scelta dei brani musicali di Lorenzo Mattei e l'intrigante apertura sull'ambientazione pugliese di quarant'anni di cinema e documentario italiano proposta sia in testo che in video da Francesco Galluzzi).

A questo punto, quella che è forse la più intensa premessa artistica pugliese della temperie culturale della nostra gipsoteca, il Sant'Effremo dipinto da Francesco Netti nel 1892, esposto nel Castello per alcuni mesi grazie al generoso prestito della Provincia di Bari, potrà apparire al visitatore come un episodio a sé stante. A lui soltanto invece, arcano e scarnito ‘beduino', il compito di testimoniare la vitalità di quel ‘sogno del Medioevo' che nella lezione del maestro del Netti Domenico Morelli si fondeva con la narrazione pittorica di altre realtà lontane, arabe ed orientali, "non viste, ma immaginate e vere ad un tempo"3; aspirazione quest'ultima che per molti aspetti riverbera le interpretazioni arabeggianti del romanico locale predilette dal Pantaleo, laddove, in una Puglia capace di ricreare, pur entro la propria peculiarità architettonica, "la Grecia, Roma e l'Oriente", anche "l'arte che inizialmente fu romanica ebbe un sapore orientale"

Il grande valore della gipsoteca del Castello Svevo di Bari risiede oggi, in conclusione, non solo nel suo originario rapporto con il processo comune a tutta la nazione di crescita della coscienza identitaria delle varie regioni - peraltro già ampiamente indagato in occasione della Mostra Castelli e Cattedrali di Puglia a cent'anni dall'Esposizione Nazionale di Torino (1999)  ma ancor più, guardando alla necessità di attualizzazione che accompagna il nostro tempo, nella capacità di evocare una storia multiforme e che investe discipline diverse: quella del collezionismo d'oltralpe e della sua smania di copie, delle Esposizioni universali, della volontà di stupire e insegnare attraverso i calchi, del viaggio nel tempo e nello spazio che essi rendono  possibile, degli operatori del restauro, del lavoro artigianale dei formatori, ma soprattutto della consolidata percezione della Puglia come una regione la cui ‘aura' propaga prima di tutto il segno forte di un Medioevo, romanico prima, normanno-svevo poi, in architettura e in scultura, ma alla fine si stempera tuttora nel ‘mistero' dei suoi grandiosi costruttori, come ben rimarcava nei suoi appunti di viaggio lo storico dell'Italia medievale Ferdinand Gregorovius, o nell'indistinto degli infiniti paesaggi e nelle struggenti visioni degne di un Haseloff - qui presente anche con fotografie inedite grazie al lavoro prezioso di Stella Calò Mariani - così come, e la cinematografia lo dimostra, nella atemporale sopravvivenza di culti arcaici e ritualità pagane.

Quella capacità evocativa si è cercato di potenziare, rilanciandone le tante tematiche verso conoscenze e approfondimenti futuri. Speriamo di esserci riusciti.

 

Mostra "Non solo Medioevo La gipsoteca del Castello di Bari dal cinquantenario dell'Unità d'Italia alla riapertura"

Bari, Castello svevo, 22 dicembre 2011-30 marzo 2012

P.zza Federico II di Svevia
Tel. 080.5286219 Fax 080.5245540
Inaugurazione: 20 dicembre 2011 ore 18,00  invito
Aperta tutti i giorni, escluso il mercoledì, dalle 8.30 alle 19.30
Costo del biglietto: Intero € 3.00 Ridotto € 1.50 (dai 18 ai 25 anni)
Gratuito (fino a 18 anni ed oltre 65 anni e per le categorie previste dalla normativa vigente)
Visite guidate su prenotazione Info: tel. 080 5286260/210

Cartella Stampa: Schede di approfondimento
(documento in formato zip,peso239Kb)